LA VALLE E IL SITO DI COLMAGGIORE
 
Immagine laghi
Foto di P. Zambon
 

IL SITO DI COLMAGGIORE

Il Parco Archeologico Didattico del Livelet è stato progettato e costruito in un'area interessata da alcuni ritrovamenti archeologici importanti. Il primo risale al 1923 quando, in occasione dei lavori per lo scavo di un canale di collegamento del bacino di Santa Maria con quello di Lago, è stata rinvenuta una spada di bronzo del tipo Sauerbrunn databile alla media Età del Bronzo (XV secolo a.C.). Successivamente, in prossimità dei laghi, sono stati rinvenuti una corta spada del tipo Sauerbrunn (XV secolo a.C.) e un pugnale di tipo Peschiera (XIII secolo a.C.).

Nel 1987, presso il Canale Barche in località Colmaggiore, alcuni interventi di escavazione hanno messo in luce numerose testimonianze archeologiche che, con i ritrovamenti nei successivi lavori di scavo (1989, 1992, 1997) promossi dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, risultano pertinenti ad un abitato preistorico di tipo umido che ebbe inizio nel tardo Neolitico (4.500 a.C.) e la cui frequentazione perdurò, in misura minore, anche nella successiva Età del Rame fino agli inizi dell'antica Età del Bronzo (2.300 a.C).


L'importanza del sito di Colmaggiore è notevole se si considera che si tratta del più rilevante insediamento su bonifica scoperto nel Veneto Orientale: nell'area tra i due laghi sono state infatti ritrovate quelle che potevano essere le fondamenta di capanne su palafitte ovvero tracce di palificazioni verticali, frammenti lignei combusti e tavolati nonché massicciate in pietra per consolidare il terreno fangoso delle sponde del lago. Oltre ai resti strutturali, sono stati ritrovati diversi oggetti di uso quotidiano, principalmente strumenti litici, armi in pietra scheggiata (selce) e levigata (rocce verdi), nonché resti fittili (scodelle, vasi, orci, ciotole, anse, decorazioni incise, colatoi,...) per conservare, cuocere e consumare i cibi. Il ritrovamento di fusaiole piatte ed il frammento di peso reniforme da telaio a testimonia l'attività di filatura e tessitura di lana e lino. Negli scavi sono anche stati ritrovati resti ossei animali e resti paleobotanici.


In generale, possiamo asserire che la piccola comunità insediata nell'area basava la propria sussistenza sull'agricoltura con la coltivazione di cereali (sono stati infatti ritrovati falcetti e frammenti di macine), l'allevamento di bovini, suini ovini e caprini e, in misura minore, sulla caccia, la raccolta e la pesca.



L'ALTO TREVIGIANO TRA PALEOLITICO ED ETA' DEL BRONZO

Nella zona delle Prealpi Trevigiane i più antichi insediamenti umani risalgono all'Uomo di Neanderthal (età non più recenti di 40.000 anni fa) come testimoniano i manufatti in selce raccolti nella Valle del Soligo e nell'Altopiano del Cansiglio che attestano l'esistenza di accampamenti stagionali di caccia o di produzione di strumenti in pietra.


È a partire dalla fine del Paleolitico superiore (15-9,500 a.C.) che si assiste ad un vasto fenomeno di popolamento, conseguenza del lungo e definitivo miglioramento climatico che aveva causato il ritiro dei ghiacciai (quello del Piave nella Valle del Soligo) e la diffusione di boschi e foreste ricchi di selvaggina e altre risorse. Infatti, fino alla fine del Mesolitico (5.500 a.C.) e prima dell'affermazione dell'agricoltura, la presenza umana si fa più frequente con insediamenti stagionali di cacciatori-raccoglitori nell'intero settore prealpino, come testimoniano i siti di Versante Lissandri sul Cansiglio e, nella Valle del Soligo, il riparo sottoroccia "Il Coloon" tra Vas e Segusino, la dorsale Col Visentin - Monte Faverghera, le località attorno a Vittorio Veneto e presso Tarzo.


La documentazione archeologica nell'area testimonia solo le fasi più recenti del Neolitico, tra il 4.300 e il 3.400 a.C. circa attestando la frequentazione da parte di comunità che basavano la propria sussistenza su agricoltura, allevamento e caccia in ambienti molto diversi, quali l'alta pianura, il comparto collinare, i primi rilievi e gli ambienti lacustri, tra i quali l'importantissimo sito di Colmaggiore.


Tali insediamenti persistono, verosimilmente con le stesse modalità di sfruttamento del territorio, anche nella successiva Età del Rame (3.400-2.300 a.C. circa). Sul Monte Doc presso Segusino è stato scoperto un sito per l'estrazione e la prima lavorazione della selce utilizzata nella produzione delle cuspidi di freccia e delle grandi lame di pugnale. L'Età del Bronzo (2.300-950 a.C.) nel trevigiano è documentata da un elevato numero di manufatti in pietra, in bronzo e vasellame ceramico di uso domestico, rinvenuti nei siti ubicati in prossimità di zone umide, come bacini lacustri e fiumi, nell'area pedemontana e collinare. Nello specifico, nella media Età del Bronzo le comunità presentano aspetti culturali propri della Cultura delle terramare e prodotti della metallurgia testimoniano una forte ideologia di tipo eroico e guerriero, mentre le testimonianze del Bronzo recente permettono di delineare un'occupazione capillare del territorio, ad esclusione dell'alta pianura ghiaiosa, non adatta all'agricoltura e all'allevamento.

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